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Indicazioni

Inquadramento territoriale e storico

Indirizzo
Piazza Sant'Eustacchio, 7, 84056 Gioi SA
Descrizione
  • Lasciati Ispirare
  • Gioi
  • Pubblicato 2 anni fa

Il Comune di Gioi è situato in Provincia di Salerno (Tav. I) e il suo territorio ricade, come si è
detto, all’interno dei confini del Parco Nazionale del Cilento, Vallo di Diano e Alburni, istituito nel 1991
e riconosciuto nel 1998 dall’Unesco come paesaggio culturale di rilevanza mondiale (Tav. II). La sua
superficie si estende per 28,05 km? ed è compresa nel sistema collinare interno dell’Area Parco, entro i
limiti della Comunità Montana Gelbison e Cervati, con una popolazione di 1.215 abitanti. Il territorio
del Comune è compreso nel foglio 209 (I NO, IV NE), serie 25v, e nel foglio 503 (sez. I e II), serie 25,
dell’IGMI. I suoi confini sono costituiti da elementi morfologici:

  • fra nord ed est il suo territorio viene distinto dai Comuni di Stio, Campora e Moio della Civitella,
    mediante la montagna Serra Amignosa (953 m. s.l.m.), il torrente Trenico e il vallone Cozzoli;
  • verso sud il confine fra il Comune di Gioi e i Comuni di Vallo della Lucania e Salento è invece segnato
    dal vallone Cupo e dal vallone Aria dei Lupini;
  • a ovest, infine, il vallone di Gioi e il vallone Arenola individuano il confine con il comune di Orria.
    La posizione geografica del borgo acquista importanza a seconda dei periodi storici, in quanto
    il territorio diventa sia luogo di passaggio di vie naturali di collegamento fra la costa e la zona collinare
    retrostante sia luogo di controllo e gestione del sistema viario interno durante il medioevo, nel corso del
    quale si forma l’attuale struttura insediativa di questo comprensorio. Il territorio, d’altra parte, assume
    maggiore importanza dal momento in cui cominciano a formarsi gli Stati medievali. Per tale motivo, il
    centro storico, ancora circoscritto dalle mura antiche e costituito da un rilievo isolato compreso nel
    sistema arenaceo-conglomeratico, è inserito nel Piano del Parco quale centro e contesto di importanza
    storica e stratigrafica (Tav. III). Di rilievo sono, infine, le vie fluviali e di crinale, come nel caso del
    vallone di Gioi, che rappresenta una diramazione verso l’interno della via principale del fiume Alento, o
    il caso della via di crinale che unisce la collina di Castelnuovo con la collina sulla quale sorge il castello
    di Gioi.

Le numerose testimonianze scritte forniscono notevoli indicazioni riguardo all’evoluzione
etimologica del toponimo Gioi a partire dal 1134: /oe, Iohe, Ioha, Yoya, Iohae, lo Ioio, lo Joho, Joya, Ioia,
Yoyo, Ioio, Gioj. Le prime notizie sul Castello Joe risalgono al periodo normanno, nel momento di
formazione delle signorie feudali, quando l’intero territorio posto a est del fiume Alento fu diviso in
cinque Terre, facendo riferimento ai maggiori centri dotati di fortezza quali Gioi, Novi, Magliano,
Monteforte e Cuccaro. Altre notizie di età normanna si traggono dal Catalogus Baronum e in un diploma
datato al 1167. Risale al periodo svevo un documento che rivela l’esistenza di un casale di Gioi
denominato Magisi, del quale, però, non si ha più traccia.
Fra il periodo normanno e l’età sveva la zona sommitale occidentale della collina di Gioi si
presenta isolata da un fossato che circoscrive l’estremità del promontorio occupata dai ruderi del
castello, oggi colmato dall’edificazione medievale e moderna. La sua forma semicircolare è evidente
nell’attuale via san Giacomo, mentre a est sono presenti i resti di una probabile motta castrense
normanna, sormontata dalla chiesa della Madonna di Costantinopoli. L’espansione verso il versante
sud collinare vede la costruzione di una prima cinta muraria contraddistinta dalla presenza di tre porte
urbane in piazza S. Eustachio, via dei Principati e via S. Zaccaria, oltre la quale viene probabilmente
praticato un fossato testimoniato dal toponimo Rivellino (Tav. IV).
In età angioina la documentazione si fa più consistente: dai Registri angioini apprendiamo che
il castello di Gioi svolge un ruolo importante nel corso della cosiddetta Guerra del Vespro, mentre
un’ordinanza del re Carlo Martello si rivolge al risanamento delle sue fortificazioni. L’elevazione del
circuito murario, che chiude l’intero centro abitato con andamento poligonale intervallato da torri
circolari, troncoconiche e quadrate, è chiaramente frutto di interventi effettuati a più riprese fra il XIII e
il XV secolo (Tav. IV).
Tra il periodo angioino e la dominazione aragonese, tuttavia, si verifica per Gioi una ripresa
economica e una rivalutazione del luogo da un punto di vista commerciale e artigianale, in antitesi alla
sua valenza difensiva che aveva svolto nei secoli precedenti. In questo periodo vengono istituite la fiera
di S. Giacomo dei Pignatari e la fiera di Santa Maria della Croce, fra le più rinomate del Regno di Napoli.
Inoltre, vengono edificati extra moenia il convento di San Francesco e intra moenia il monastero delle
Clarisse di Santa Chiara, sorto accanto alla preesistente chiesa di S. Giacomo. Il borgo gode di una crescita
economica e demografica testimoniata dal diretto riflesso della struttura insediativa ancora oggi
leggibile nel tessuto urbano e di una stratificazione archeologica sepolta.
La forma urbis viene in qualche modo rielaborata e adattata alle esigenze del tempo. Le nuove
dimore nobiliari cinque-seicentesche così come i palazzotti della borghesia sette-ottocentesca si
sovrappongono alla precedente struttura urbana, modificandone la funzione originaria e generando
spazi privati a discapito degli spazi pubblici. Sorgono, così, i palazzi delle famiglie Cardone, Cipriani,
Altomare, Del Baglivo, dei Baroni di Casigliano, Giacumbo, De Marco, Iorio e Salati, nonché il palazzo
Baronale, accanto al quale viene eretta la chiesa di Santa Maria delle Grazie, oltre le case palazziate delle
famiglie Passaro, Reielli, Conti, Ricci, Bianco, D’Agosto, Sangiovanni, Guglielmotti, Pomposiello,
D’Ippoilitis, Ferri, dei Fratelli Infante e, infine, il palazzo dei Maio (tav. V). Solo nella seconda metà del
‘900, l’insediamento uscirà dai limiti imposti durante l’età medievale.

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