Il Castello e la Cinta Muraria
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- Gioi
- Pubblicato 2 anni fa
Il Castello, in stato di rudere, delimita la piazza omonima. Il panorama, splendido, va dalle cime maestose del monte Chianiello alla vallata del fiume Alento, fino allo sbocco nel golfo dell’antica città di Velia, dal monte Stella con i borghi che si dispongono lungo le pendici all’isola di Capri, dalla cima del monte Gelbison alle isole Eolie. La prima notizia certa sul “castello Ioe” risale al 1034 quando questo territorio rientrava nei confini del Principato longobardo di Salerno, ma la collina, grazie alla posizione dominante, strategica sulle vallate circostanti, vide l’occupazione da parte delle popolazioni, numerose, che abitarono nella zona sin dal VI secolo a.C. I resti archeologici testimoniano un’occupazione delle vallate di tipo sparso, dal VI secolo a.C. all’XI secolo. Vi era una stretta relazione fra gli abitati disposti lungo le vallate e il sito che controllava il
territorio dall’alto e che fu popolato soltanto nel periodo longobardo, quando le condizioni di sicurezza non permisero più la continuità degli insediamenti rurali. La prominente collina, tagliata dai due torrenti,
Sciuvola e Chiaia, affluenti del Vallone di Gioi, venne occupata nella zona più pianeggiante, facilmente difendibile e strategicamente importante, dove preesistevano i resti dei precedenti impianti
fortificati. L’insediamento assunse la forma di un triangolo a base concava al cui vertice era la torre, edificata al margine del costone roccioso. I lati nord e ovest erano protetti dalla naturale orografia del luogo, mentre lungo i lati sud ed est venne realizzato un fossato protetto da una recinzione lignea che ha conservato
il segno nell’abitato attuale, lungo via San Giacomo e via Vittorio Veneto. All’esterno del fossato, vista la continuità e il ‘successo’ dell’insediamento e per soddisfare le esigenze della popolazione che man mano aumentava, fu edificata la chiesa dedicata a Santa Sofia. I resti, visibili lungo il lato ovest dei ruderi, testimoniano questa fase. Chiaramente visibili sono anche le buche pontaie utilizzate per l’edificazione e per gli impalcati lignei interni alla struttura. Con la dominazione normanna si accelera il processo di incastellamento e si assiste all’ampliamento del borgo fortificato. Il Castello di Gioi, compreso nei confini della
baronia di Novi, domina il territorio delle dieci Università (termine utilizzato per indicare l’attuale ‘Comune’) di Cardile, Moio, Ostigliano, Pellare, Perito, Orria, Piano, Sala di Gioi, Salella e Vetrale, sul quale esercita la giurisdizione. La torre longobarda fu incorporata in un intervento di rinnovamento del Castello che assunse
l’aspetto che ancora possiamo in parte ammirare, anche se in stato di rudere. L’impianto si presentava composto da un recinto quadrangolare al cui vertice nord-ovest si collocava il donjon. Il pianterreno di quest’ultimo, che viene anche indicato come “il trabucco”, utilizzato come deposito di armi e viveri o
come prigione, è ancora visibile dalla botola originaria che lo collegava ai piani superiori attraverso una scala lignea. Lungo il lato ovest del recinto si collocava l’ingresso, composto da un arco a tutto sesto leggermente ribassato che poggiava su due peducci di imposta ancora conservati. L’area prospiciente l’ingresso era costituita da un bancone roccioso dove fu scavato il fossato che circondava interamente il Castello e
nel quale confluivano le acque meteoriche dalle canalette tutt’oggi lungo i ruderi. L’aumento demografico e lo
sviluppo economico che il borgo visse durante questa fase storica, portarono all’espansione del primo insediamento fortificato. L’unica zona della collina che dal punto di vista orografico permetteva tale espansione era l’area esposta a mezzogiorno. Il nuovo limite del borgo fu posto nel punto in cui la pendenza della collina era più forte, dove, sfruttando la differenza di quota, furono realizzati, nella parte più alta, una cinta muraria, mentre nella parte immediatamente in basso, esasperando la naturale acclività della collina, fu
impiantato il nuovo fossato. La cortina muraria si addossava al fianco della erigenda chiesa di Sant’Eustachio, per terminare in corrispondenza della porta urbana collocata in via San Zaccaria e difesa dal Rivellino visibile in via Verdi. Di questo primo circuito murario si conservano Porta Sant’Eustachio, situata lungo il fianco della chiesa omonima posta a protezione dell’ingresso al nuovo borgo fortificato, bastionata con orientamento est-ovest, coperta con una volta a botte ad arco ribassato e scavata nella roccia naturale utilizzata poi per edificarla, Porta Sud, con orientamento sud-nord, collocata al centro del circuito murario, lungo via dei Principati e Porta San Zaccaria, situata lungo l’omonima via. Le testimonianze documentarie sul Castello Johe sono numerose durante il periodo svevo: continuò a rivestire la sua importanza strategica nonostante le rappresaglie subite dalle soldatesche di Federico II a causa della partecipazione alla congiura di Capaccio
nel 1246. È molto probabile che il Castello abbia subito dei danni, aggravatisi ulteriormente durante la Guerra del Vespro (1282-1302). Durante il periodo angioino l’impianto del Castello non fu interessato da rinnovamenti sostanziali. Il continuo accrescimento della popolazione portò all’urbanizzazione dell’area a ridosso della cinta muraria normannosveva e del relativo fossato, quindi all’ampliamento della cinta muraria che andò a racchiudere l’intero abitato. La struttura ha un andamento poligonale ed è intervallata da undici torri semicircolari, una troncoconica e una quadrata. Al borgo fortificato si accedeva attraverso cinque porte urbane e tre posterle. Le torri disposte lungo la cortina muraria presentano tre principali fasi: una prima
e una terza di edificazione, una seconda di restauro. La prima fase, risale alla prima metà del XIII secolo, le altre al periodo della Guerra del Vespro e in un solo caso al termine del XV secolo. Queste ultime due fasi testimoniano, l’una, i danni subiti dalle fortificazioni durante il conflitto e quindi il ruolo importante
svolto dal borgo fortificato per fronteggiare la risalita delle truppe Aragonesi verso Napoli, l’altra, l’edificazione di nuovi impianti fortificati che rafforzarono la cortina nel luogo in cui si trasferì la
residenza baronale in seguito ai danni subiti dal Castello durante la stessa Guerra e ai terremoti frequenti che si verificarono negli anni successivi. Ciò che rimane di questa fase costruttiva restituisce l’idea dell’imponenza degli impianti. Lungo le mura nord, nei pressi del Castello, si può osservare una
saettiera ad arco a tutto sesto posta a guardia di uno degli ingressi al borgo. Le mura proseguono sino a ‘U Portieddo dove, a guardia dell’ingresso, è evidente il basamento di un punto vedetta di forma quadrangolare. Continuando verso est si incrocia un’altra saettiera di forma rettangolare e le torri 1 e 2 realizzate nella prima metà del XIII secolo. Raggiungendo la Selece e risalendo verso il borgo si incontrano la torre 3, costruita alla fine del XIII secolo e posta ad angolo tra il lato nord e quello est della cortina e l’antica “porta dei leoni”. Qui era collocata una delle porte più importanti, porta Nova (o Nobe). Le torri 4, 5, 6 e 7 furono costruite nella
prima metà del XIII secolo e subirono una ristrutturazione sul finire dello stesso secolo. In corrispondenza dell’attuale via Chiaie si apriva un altro importante accesso al borgo fortificato: Porta Chiaie (o Ianni). Le torri 8, l’unica con pianta quadrata, e 9, sono state realizzate nella prima metà del XIV secolo. Nei pressi di quest’ultima, si colloca la posterla del Ribellino, sormontata da un arco a sesto acuto, che precedeva la più
importante Porta San Francesco. A guardia della porta era posta anche la torre 10 che, come la 11, fu realizzata nella prima metà del XIII secolo. Oltrepassando il Convento di San Francesco è possibile ammirare le torri 12, unica di forma troncoconica edificata sul finire del XV secolo, e 13, realizzata nella prima metà del XIV secolo.