Cinta Muraria
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- Gioi
- Pubblicato 2 anni fa
LA CINTA MURARIA E IL CASTELLO
L’abitato è circondato da una cinta di mura con ampi tratti ancora ben conservati. Trattasi di una struttura molto complessa con andamento poligonale intervallata da torri circolari, troncoconiche e quadrate chiaramente frutto di interventi effettuati a più riprese fra XIII e XV secolo; delle porte, rimane solo la cosiddetta Porta dei Leoni.
Sulla sommità del colle sorge il castello di cui sono attualmente visibili i ruderi riferibili al periodo normanno-svevo (XII- XIII secolo) e al periodo angioino (XIII-XIV secolo). Il castello fu costruito dai Longobardi poco dopo l’anno Mille e nel XIII secolo fu fortificato e ampliato dagli Angioini.
Il Cav. Giuseppe Salati ne “L’Antica Gioi” (Bari, 1911) scrive che “quasi al centro del Castello esisteva una grossa torre quadrata, molto alta, dalla sommità della quale si teneva sott’occhio un vastissimo orizzonte. Forse fu costruita come vedetta onde tenervi le guardie. Nel 1862 – continua il Salati – la stessa stava andando in rovina e ai suoi piedi c’erano molte macerie” (probabilmente del Castello ormai abbandonato).
Il prof. Amedeo La Greca in “Appunti di Storia del Cilento” precisa che con l’avvento del periodo angioino, alla morte di Manfredi, furono eretti alcuni castelli, tra cui quello di Castelnuovo Cilento (1266), e che ne furono fortificati altri, tra cui quello di Gioi (1270 circa)
L’importanza strategica di Gioi, citato nel 1034 come castello Ioe, porta ad ipotizzare che un primo impianto fortificato sulla collina fosse stato costruito agli inizi dell’XI secolo. Il luogo prescelto, oltre che agevolare la difesa della popolazione del territorio circostante, costituiva una posizione strategica a controllo della via fluviale dell’Alento e del mare di Velia. Il castello cadde in mani normanne intorno al terzo quarto dello stesso secolo e comunque prima della presa di Salerno da parte di Roberto Guiscardo nel 1076. Durante le dominazioni normanna e sveva l’insediamento di Gioi inizia a prendere le forme che condizioneranno la sua stessa evoluzione nei periodi successivi. All’edificazione del nuovo castello isolato nell’angolo nord ovest della collina fa seguito l’erezione di un primo circuito murario lungo il lato meridionale della collina, che si snodava dalla chiesa di S. Eustachio alla via s. Zaccaria. Nel corso del XIII secolo, si verifica un ampliamento dell’insediamento verso sud, fuori dalla cinta muraria normanno-sveva.
La cinta muraria di periodo normanno-svevo
Dopo la prima occupazione avvenuta fra l’XI e il XII secolo della parte sommitale della collina, la cui attuale tessitura urbanistica ripercorre i tratti del primo insediamento fortificato articolandosi rispetto al mastio in fasce concentriche, durante il tardo periodo normanno ed il periodo svevo l’insediamento castellare di Gioi subì una prima espansione che mantenne come limiti le scarpate naturali presenti lungo i lati nord ed ovest della collina. Lungo il lato sud, meno difeso naturalmente, si decise di costruire una cinta muraria che partendo dal fianco della chiesa di S. Eustachio terminava in corrispondenza della porta urbana bastionata situata lungo via madonna di Pompei. Si conservano di questo primo circuito murario, lungo il fianco della chiesa di S. Eustachio la porta ovest bastionata con orientamento ovest-est, coperta con volta a botte ad arco ribassato e scavata nella roccia naturale utilizzata poi per costruirla.
Stessa tecnica costruttiva riscontriamo sugli altri elementi riconducibili a questa prima cinta muraria: la porta urbana, con orientamento sud-nord, collocata al centro del circuito murario, lungo vie dei Principati, e la porta urbana che chiude il circuito murario ad est, situata in via S. Zaccaria. Oltre tale linea difensiva venne praticato un fossato, testimoniato sia dalla conformazione morfologica attuale che dal toponimo rivellino riferito all’intero agglomerato che si formerà extra moenia e che sarà inglobato dalla seconda cinta muraria di periodo angioino.
La cinta muraria di periodo angioino-aragonese
L’abitato è circondato da una cinta di mura con ampi tratti ancora ben conservati. La struttura ha andamento poligonale intervallata da torri circolari, troncoconiche e quadrate chiaramente frutto di interventi effettuati a più riprese fra il XIII e il XV secolo. Lungo il lato nord della collina si conservano quasi integralmente circa 300 m. di cortina muraria; sul lato est è totalmente assente, tranne piccoli spezzoni che lasciano presupporre il circuito originario, da sud-est a sud-ovest la cortina si conserva a tratti per circa 100 m., infine lungo il lato ovest la cortina è assente poiché la collina è difesa naturalmente da un costone roccioso. Lungo la cinta muraria si conservano i resti di undici torri circolari, una troncoconica ed una quadrata; la stessa veniva interrotta da cinque porte urbane e da tre posterle.
Iniziando la descrizione della cinta muraria e delle torri dal castello incontriamo, subito dopo Porta Soprana, una saettiera ad arco a tutto sesto posta a guardia dell’ingresso; le mura proseguono sino al portello dove a guardia dell’ingresso è evidente il basamento di un punto vedetta di forma quadrangolare. Continuando verso est incrociamo, un’altra saettiera di forma rettangolare e le torri “1” e “2” realizzate nella prima metà del XIII secolo. Più avanti, una posterla ad arco a sesto ribassato, attualmente murata, presenta il fronte composto da conci ordinatamente disposti a raggiera. La torre “3”, costruita alla fine del XIII secolo, è posta ad angolo tra il lato nord e quello est della cortina. Nella metà del 900 gli si addossarono i resti di un portale ben lavorato di fattura rinascimentale (detto Porta dei Leoni) che la leggenda vuole interpretare come una delle porte urbane del Castello di Gioi e attualmente situata nei vicini giardini. Qui era situata una delle porte più importanti del castello: Porta Nova o (Nobe), alla quale si accedeva dal tracciato che ancora si conserva: la Selece.
Le torri “4” e “5” conservano poco del loro impianto originario; queste come la “6”, attualmente coperta da un’abitazione, e la “7”, furono costruite nella prima metà del XIII secolo e subirono una ristrutturazione sul finire dello stesso secolo. Tra le due torri “5” e “6” si apriva un altro importante accesso al borgo fortificato: Porta Chiaie o (Ianni). Le torri “8”, l’unica con pianta quadrata, e “9”, sono state realizzate nella prima metà del XIV secolo. Nei pressi di quest’ultima si colloca la posterla del Ribellino sormontata da un arco a sesto acuto che precedeva la più importante porta San Francesco.
A guardia della porta era posta anche la torre “10” che, come la “11”, fu realizzata nella prima metà del XIII secolo. Oltrepassando il Convento di S. Francesco è possibile ammirare le torri “12” e “13”, quest’ultima realizzata nella prima metà del XIV secolo, la “12” invece, con basamento scarpato, è stata costruita sul finire del XV secolo e si presenta con una struttura più massiccia rispetto alle altre torri.