I “Piccoli Campi”
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- Lasciati Ispirare
- Gioi
- Pubblicato 2 anni fa
Protagonisti del paesaggio agrario cilentano sono i sistemi agricoli a coltivazione promiscua detti dei “piccoli campi”. Perlopiù nelle vicinanze dei centri abitati, e nelle aree dove c’è disponibilità d’acqua, rappresentano la continuità di un uso che vede la produzione agricola principalmente finalizzata all’autoconsumo. Per questo motivo l’organizzazione della proprietà, per quanto piccola, deve essere suddivisa in parti ancora minori (anche dislocate in luoghi diversi) destinandole alla produzione dell’olio, del vino, degli ortaggi, dei cereali, di
alcune colture arboree frugali (varietà di melo e pero, fico) e del fieno (in consociazione semmai al vigneto, nelle aree del frutteto misto, o negli spazi di risulta) utile al sostentamento di quei pochi capi animali allevati
(conigli, pecore, maiali, polli). Di particolare interesse è il sistema dei terrazzamenti presenti in questa zona. Tipico dell’area mediterranea, ma diffuso in tutto il mondo, spesso associato alla coltivazione degli olivi o a quella della vigna, diventa un vero e proprio elemento di edificazione del paesaggio. I pendii e le colline del Mediterraneo settentrionale hanno resistito nel tempo all’erosione e hanno la forma che conosciamo grazie a questa opera titanica e prolungata nel tempo, dando luogo ad ecosistemi artificiali di grande fascino e tradizione. Fondamentale presidio idrogeologico e agricolo, il muro a secco su cui tali sistemi si fondano salvaguarda i pendii dal dilavamento superficiale conservando in sito il suolo coltivabile. Inoltre, insieme alla vegetazione, crea un microclima che favorisce la coltivazione e la vita in genere. Il territorio ha una morfologia molto varia che va dai 953 metri di altitudine della Serra Amignosa agli 80 metri lungo il vallone di Gioi; quest’ultimo, antica via di collegamento verso l’interno, per le sue caratteristiche ambientali è compreso nell’area SIC (Sito di Importanza Comunitaria) del fiume Alento. Lungo il corso del maggiore affluente del vallone di Gioi, il vallone Chiaia, si conservano numerosi mulini antichi, testimonianza dello sfruttamento consistente delle risorse agricole dell’area. Dai mulini, Gioi si raggiunge velocemente attraversando le
mulattiere, selciate con grossi basoli e fiancheggiate da muri di terrazzamento maestosi, frutto del lavoro di dissodamento e messa a coltura da parte dei monaci italo-greci. Elemento caratterizzante del paesaggio, la montagna Serra è da sempre stata utilizzata per soddisfare gli usi civici della comunità contadina locale. Lungo i versanti, le numerose sorgenti sono attraversate da tratturi, oggi organizzati in una rete di sentieri, che permettono di percorrere le vie antiche della transumanza. Attraversando la strada che risale dalla vallata dell’Alento, i resti del castello emergono sul territorio circostante: qui ha inizio la storia del borgo fortificato.