Montano Antilia – Luoghi d’Interesse
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- Pubblicato 2 anni fa
I palazzi delle famiglie che esercitavano il dominio sul villaggio sono ancora oggi visibili e non hanno intaccato il tessuto urbanistico del borgo che presenta intatte le sue caratteristiche urbanistiche. Questi complessi, costruiti tra il XVI ed il XIX secolo, mantengono ancora intatte le proprie caratteristiche architettoniche che vede le strutture divise in due parti complementari: il pianterreno ed il piano superiore. Il primo conserva ancora intatti i caratteri funzionali alla conservazione di derrate alimentari: celle e bottai nel settore Nord; granai, legnai, stalle e porcili nel versante Sud. Al piano superiore vi sono gli ambienti di rappresentanza, le camere da letto e le cucine. All’interno dell’antico borgo, inoltre, si conserva l’architettura della SS Annunziata che, costruita nel 1466, presenta pianta a croce latina a navata unica ed è stata oggetto di interventi di restauro nel 1700. In fondo alla chiesa, inoltre, è possibile ammirare gli affreschi settecenteschi che rappresentano la scena dell’Annunciazione, di S. Giovanni Battista che battezza Gesù Cristo nel fiume Giordano e di San Vincenzo Ferrer. Nel 2013, al suo interno è stato aggiunto un pregevole ciclo pittorico dell’artista contemporaneo Stefano Trapanese. Tra le architetture di pregio presenti nel centro storico, inoltre, si segnalano il palazzo Monforte, le cappelle di Sant’Anna, di Sant’Antonio e di San Sebastiano e la Scala Santa che è situata nella parte alta del borgo.
Abatemarco
La chiesa di San Nicola di Mira di origine bizantina, si presenta esteriormente con semplicità, all’interno invece sono esposte immagini di gesso e argilla – quali la Madonna del Rosario, San Giuseppe, privo del Bambino Gesù- una tela raffigurante Santa Lucia e le immagini lignee dell’Addolorata, di San Pasquale Baylon e di San Donato.
La cappella di San Rocco, patrono del paese, si presenta molto semplice nella struttura, ma interessante perché conserva la fattura originaria.
La sua architettura esterna è priva di particolari decorativi. L’interno è formato da un altare (antistante alle statue di San Rocco) avente il muro di appoggio con decorazioni pittoriche che mostrano in prospettiva un baldacchino sorretto da colonne stilizzate in forme contorte. Il soffitto è ricoperto di pitture con al centro l’immagine del santo che rappresenta la sua missione di taumaturgo per i malati di peste.
La cappella fu decorata nel 1902 dal pittore Giuseppe Chiarelli proveniente da un paese della Calabria. Questi svolse la sua attività artistica in Abatemarco e nei paesi vicini dipingendo nelle chiese, sull’intonaco o su carta da applicare poi sulle pareti delle case. In altre dipinse anche quadri su tela, scolpì statuette di santi in gesso e cartapesta. Questo pittore, secondo coloro che ebbero contatto diretto con lui, usava sulle pareti la tecnica a tempera. Dipingeva ritratti a olio e restaurava mobili. Il suo lavoro era testimoniato anche in case private, dove, purtroppo oggi è raro trovare traccia delle sue opere.
Massiccelle
Il piccolo borgo anticamente era suddiviso in casali, in ognuno di questi esisteva una piccola piazzetta dove si era soliti incontrarsi. Oggi sono ancora presenti e conservano l’impianto urbanistico di un tempo, ma risultano, purtroppo, molto meno popolati. I casali sono ancora oggi collegati da vie interne, basta percorrere una stradina per imbattersi in uno dei luoghi più antichi del paese, Limonti, dove sorge una piccola cappella privata dedicata a Sant’Antonio.
Non è insolito trovare nei casali piccole cappelle, a testimonianza della forte devozione dei Massicellesi, come quella del casale Carosiello, intitolata alla Madonna dell’Annunziata, impreziosita da un dipinto sull’Annunciazione, molto elaborato, di autore ignoto.
Proseguendo il giro dei casali si giunge a Massicella, casale fra i più suggestivi, in cui è ubicata la seconda chiesa più importante del paese, dedicata a Santa Maria ad Nives, che arricchisce il patrimonio religioso del borgo. La piccola chiesetta, a navata unica e dalle linee sobrie, ristrutturata negli anni ‘90, conserva al suo interno un piccolo altare policromo, un organo storico e una tela di lino con l’immagine della Madonna sul soffitto, opera di Giuseppe Oristanio. Qui il 5 agosto di ogni anno la popolazione partecipa ad un antico rituale in onore della Madonna della Neve, caratterizzato dalla benedizione dell’uva. Originariamente le famiglie del casale provvedevano a coltivare una qualità d’uva primizia, che veniva benedetta e distribuita dopo la processione alla popolazione, in particolar modo alle donne in attesa.
La chiesa della Madonna del Loreto, nel casale Mazzamauro presenta un imponente sagrato che si affaccia su piazza Antonio Galotti, che dal 1927 ospita la prima fontana pubblica del paese. La piazza di Mazzamauro si prestava non solo ad essere un luogo d’incontro, ma era anche il punto del paese con maggiore concentrazione di servizi, fra cui il “tabacchino”, dove ci si metteva in fila nell’attesa di una telefonata al primo telefono pubblico.
Le feste patronali sono la dimostrazione degli usi e dei costumi della società civile.
È l’intreccio del sacro e del profano, dei riti religiosi e delle tradizioni laiche. Le persone si ritrovano in chiesa, in piazza, a tavola; sono contemporaneamente feste collettive e familiari. Il giorno festivo era l’unica occasione nella quale ci si poteva permettere di imbandire la tavola con prodotti e pietanze a base di carne e si potevano invitare amici e familiari stretti, provenienti anche da paesi limitrofi. Il momento più alto e solenne di religiosità popolare è sicuramente quello della processione: lunghi cortei, recitazioni di preghiere, intonazione di canti e accompagnamenti musicali.
Scala Santa
Nel cuore antico di Montano, ove un tempo sorgevano le “pagliare”, primo nucleo abitato da pastori, è custodito un prezioso tesoro: la Scala Santa.
Una notizia documentata sulla Scala Santa si ha nel resoconto della visita pastorale di Mons. Zuccari, vescovo diocesano dal 1768 al 1798.
Mons. Zuccari arrivò a Montano il 25 maggio del 1785, accolto dall’arciprete Tommaso Lettieri.
La visita ufficiale, in realtà, sarebbe iniziata solo due giorni dopo, perché quell’anno il 25 maggio coincideva con la solennità del Corpus Domini.
Durante la visita ufficiale, il Pastore diocesano volle recarsi in preghiera presso la Scala Santa ed i verbali della visita riportano che ne lodò l’alto valore devozionale: “…….visitavit Cappellam Scalae Sanctae de recenti extructam et laudavit….”
La Cappella, probabilmente, era stata aperta alla devozione dei fedeli nel 1775, in occasione dell’Anno Santo indetto da Papa Clemente XIV e inaugurato da Papa Pio VI, a causa della morte del suo predecessore.
Sulla lapide, collocata sulla porta d’ingresso e parzialmente cancellata dal tempo, si legge una epigrafe in latino che riporta, tra l’altro, il nome dell’abate Nicola Monforte, membro della famiglia dei duchi di Laurito, che ottenne il regio permesso di edificare la cappella e il privilegio, per chiunque vi si recasse in preghiera durante la Settimana Santa, di attingere al prezioso tesoro delle indulgenze.
La cappella venne costruita seguendo il modello della Scala Santa di Roma.
Il santuario della Scala Santa di Roma si trova nei pressi della Basilica di S. Giovanni in Laterano ed è uno dei Santuari più visitati al mondo. Secondo un’antica tradizione conterrebbe la Scala del palazzo di Pilato in Gerusalemme salita più volte da Gesù, per recarsi in giudizio al cospetto del governatore romano, nel giorno della sua Passione e Morte. Sempre la tradizione racconta che la sacra reliquia fu portata a Roma dall’Imperatrice Elena, madre di Costantino, insieme ad altre preziose reliquie.
La Scala Santa è entrata nella storia devozionale e penitenziale dell’età moderna a partire dal XVII secolo.
Dopo l’apertura ufficiale anche la Scala Santa di Montano è diventata meta di pellegrinaggio, soprattutto durante la Settimana Santa, cuore e centro dell’anno liturgico. I fedeli salgono gli scalini in ginocchio e si fermano a contemplare quello che rimane di un antico affresco, di pittore anonimo, che riproduce la scena della Deposizione di Gesù dalla Croce, comunemente conosciuta come “Pietà”.
Un tempo, si racconta, che la Scala Santa fosse anche sosta obbligata per le compagnie di pellegrini che a piedi si recavano al Sacro Monte di Novi, percorrendo sentieri montani.
Nel 2014, per valorizzare il patrimonio spirituale e l’unicità rappresentata dalla cappella, la Comunità ed il parroco hanno voluto che si effettuassero lavori di consolidamento e restauro per riportare, per quanto possibile, la struttura al suo aspetto originario, dopo anni di grossolani interventi e d’incuria. Il 12 aprile del 2014, una solenne cerimonia ha restituito alla devozione dei fedeli la Scala Santa.
Nel 2017, invece, un decreto della Penitenzieria Apostolica, firmato dal Card. Mauro Piacenza, dopo aver accolto le insistenti preghiere del parroco, ha concesso la possibilità di ottenere l’indulgenza plenaria, alle condizioni stabilite dalla Santa Chiesa, nei giorni della Settimana Santa e in un giorno a discrezione, nel corso dell’anno liturgico, individuato poi nella data del 14 settembre festa dell’Esaltazione della Croce.
Negli ultimi anni, la cappella è diventata punto di riferimento per l’azione pastorale parrocchiale e interparrocchiale. Il Venerdì della Settimana Santa è meta di una suggestiva Via Crucis che, partendo dalla Chiesa Madre si conclude proprio alle porte della storica reliquia.
Museo del Giocattolo Povero
Nel 1993 nella scuola Primaria di Massicelle inizia una ricerca storica sul mondo ludico dei nonni. Tale ricerca, stimolata da un giocattolo povero costruito da un nonno e portato a scuola da un bambino, scatena la curiosità da parte non solo dei bambini ma anche degli adulti che cominciano a realizzare giochi con materiali recuperati in campagna, nei boschi e nelle case. Sono pezzetti di canne, sassi, galle di quercia, asticciole di eriche, gusci di noce, argilla, spago, cera e triangoli di stoffa.
L’idea di realizzare un Museo nasce, poi, dall’esigenza di conservare i tanti giocattoli ricostruiti. Nel 1999 venne inaugurato il Museo diventando così meta del turismo scolastico. Il Museo ospita un gran numero di giochi, passatempi, strumenti musicali che rappresentano un legame inscindibile tra diverse generazioni.
Nel 2015 la raccolta museale, ormai arricchita da nuovi giocattoli, viene trasferita in un antico frantoio completamente restaurato.
Museo del giocattolo povero | “Il gioco è una cosa seria”
Ponte di Mastro Micco
La strada che dalla piazza della Massicella conduce a località Schettini, lungo il corso del fiume Lambro, rappresenta un vero e proprio viaggio nel passato. Tra ricchi e fertili orti e qualche rudere vi è la storia delle origini di Massicelle. Più a valle, infatti, si trova il ponte di Mastro Micco, una delle testimonianze storiche meglio conservate del borgo, antico, passaggio per l’attraversamento da una sponda all’altra del fiume. Il ponte sorge in località “Cucuzza”, probabilmente il primo agglomerato urbano di Massicelle, di cui sono ancora visibili alcuni resti.
Il ponte di Mastro Micco è un piccolo pezzo di storia. Secondo la tradizione orale la sua costruzione è attribuibile a Mastro Micco, proprietario di un mulino ad acqua poco distante dal ponte, il quale, tra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, lo avrebbe fatto edificare come struttura di servizio per gli avventori del mulino. Se lo si osserva bene, però, ci si accorge che si tratta di un manufatto di epoca medievale. Agli occhi di molti, il piccolo ponte oggi consente solo di attraversare il fiume. In realtà la sua è una collocazione strategica. Infatti, dopo averlo attraversato, ad ovest si diramavano due distinti percorsi che portavano rispettivamente nel territorio di Castinatelli (Comune di Futani) e nel territorio di San Nazario (Comune di San Mauro La Bruca), dove i monaci basiliani avevano fondato i cenobi di Santa Cecilia e San Nilo. Il primo risalirebbe ai primi anni dell’XI secolo e sarebbe stato operativo fino al XV. Il secondo esisteva già nel 940, quando Nicola da Rossano Calabro ricevette l’abito dall’egumeno della locale comunità di monaci e prese il nome di San Nilo. Sembra naturale pensare che intorno ad essi si raccoglievano piccole comunità, che in cambio di servizi ricevevano protezione, e che il ponte in questione assolvesse in pieno il suo compito di collegamento.
Eventi Rituali
Il matrimonio rappresentava uno dei rituali più coinvolgenti per le famiglie interessate e per la comunità intera. L’evento era collettivo tutti partecipavano alla funzione religiosa eccetto la mamma della sposa che attendeva sulla soglia di casa la coppia dei novelli sposi per il bacio augurale. La sposa indossava, necessariamente, l’abito bianco e gli invitati onoravano l’evento indossando il vestito buono, ben lavato e stirato. All’uscita della chiesa gli sposi erano attesi sulla porta per il classico lancio dei confetti e il suono prolungato dei clacson aveva il compito di allontanare gli spiriti cattivi. Il lancio dei confetti era accompagnato dal lancio anche di riso e monetine, simboli di fertilità e fortuna, e proseguiva per tutto il tragitto dalla chiesa fino a casa.
I confetti avevano poche varianti, di solito piccoli e di forma allungata e aromatizzati alla cannella. Venivano lanciati in aree ricoperte di ghiaia o di sterpaglie per godere della confusione che i ragazzi creavano per potersi aggiudicare il primato della raccolta. Il ricevimento avveniva solitamente a casa dello sposo, dove si mangiava e si ballava al suono di fisarmoniche e organetti. La festa solitamente durava fino a mezzanotte ma spesso capitava che gli amici burloni continuassero i festeggiamenti anche oltre per fare un dispetto agli sposi che attendevano con ansia la prima notte di nozze.