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Convento di San Francesco

Indirizzo
Via Convento, 84050 Cuccaro Vetere SA
Descrizione

Il convento francescano, la cui edificazione fu autorizzata dalla bolla papale di Giovanni XXII, emessa il 9 novembre 1320, su richiesta di Ilaria di Lauria vedova di Enrico di San Severino e figlia dell’ammiraglio Ruggiero.

Sorge, secondo la tradizione, sul luogo dove dei frati di passaggio sostarono per far riposare i muli carichi di vettovaglie. Ristoratisi cercarono di ripartire, ma uno dei muli si rifiutò di alzarsi; pensando fosse ancora stanco i frati rimossero nuovamente il carico, ma al momento di partire nuovamente il mulo, ostinatamente, rifiutò per l’ennesima volta di alzarsi. Alla fine i frati vuotarono i colli e scoprirono di trasportare un pezzo della Croce di Cristo. Fu così che quel posto fu scelto per costruire il convento. Tra storia e leggenda, all’interno del convento, posta al piano terra, vi è una cappella denominata del “Legno Santo”, sulle cui pareti risaltano i resti affrescati dell’episodio appena narrato. Qui veniva conservato un pezzo della Croce di Cristo rendendo il convento luogo di pellegrinaggio. La reliquia veniva custodita in una teca chiusa da tre serrature le cui chiavi erano affidate a tre diverse persone e con atto del 22 agosto 1684 fu stabilito di esporla e portarla in processione solo in occasione del venerdì Santo, durante le visite dei Frati Superiori e dei Padroni delle Terre di Cuccaro. Nel corso dei secoli il convento ha subito diversi rifacimenti. Con il progressivo depauperamento e carenza di frati, a seguito delle leggi contro gli ordini religiosi emanate da Napoleone, fu soppresso il 7 agosto 1809. Vari furono i tentativi da parte delle autorità locali e della popolazione per riaprire il convento e nemmeno la presenza del Legno Santo servì per questo scopo.

BOLLA DI PAPA GIOVANNI XXII che autorizza la costruzione del convento: “…al diletto figlio Ministro Generale dell’Ordine dei frati Minori, auguro la salvezza dell’anima e porgo la mia benedizione. Crediamo che coloro i quali sono dotati di somma prudenza, inevitabilmente sono anche ricoperti di rugiada delle celesti benedizioni, e riteniamo che, coloro i quali sono intenti all’opera di salvezza, desiderosi di commutare, come in un gioioso scambio, le cose terrene con le celesti e quelle transitorie con le terreni, si adoperino ad irrorare le Terre di cose sante, per cui, tramite tali cose sante, hanno la capacità di perseguitare la vita eterna, e a cagione di questo modo di agire riescono ad esaudire di buon grado, con il favore apostolico, i desideri dei fedeli, per cui ad essi concediamo, per quanto con l’aiuto di Dio possiamo, l’assenso compiacente e benevolo di quanto chiedono. Dal momento che ci fu presentata una richiesta da parte della diletta figlia in Cristo Ilaria di Lauria, vedova del fu Enrico dei Conti di San Severino, con la quale essa stessa pensando alla propria salvezza dell’anima e desiderando prevenire l’ultimo giorno della sua peregrinazione sulla terra con opere di misericordia, e aderendo a un tuo desiderio pieno di una fervente devozione verso il beatissimo confessore Francesco, indicò un luogo in una sua Terra, nel quale, con le proprie sostanze a sue spese, si potesse costruire un capiente convento per i Frati dello stesso Ordine: per cui ella ci supplicò umilmente di concederle l’assenso di costruire quell’edificio in questo modo: con un Oratorio e con i necessari laboratori ,e di poter accogliere in quel luogo i Frati dopo che fosse stato costruito. E così noi, desiderosi di dare il consenso a Voi e, speriamo, bene accetti agli occhi della Divina Maestà, fiduciosi anche della tua accortezza e di quella della stessa Ilaria, ti diamo fiducia in Cristo. In special modo vogliamo che nel costruire l’edificio in una delle Terre della suddetta Ilaria, tu ti assicuri che siano adatte in modo da contenere un Oratorio, le necessarie officine, come meglio a te sembri opportuno, per cui abbiamo fiducia che tu vegli secondo la tua coscienza affinché i detti frati  abitino solo questo luogo, così come ricorda la felice memoria del nostro predecessore il papa Bonifacio VIII, secondo la quale essi non debbano abitare in alcuna città fortificata, né in alcun villaggio né in alcun luogo adibito a fissa dimora, né decidano in alcun modo di trasferirsi in altro luogo. In tal modo ottieni la piena e specifica licenza dell’autorità “Apostolica” (1320).

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