Terravecchia
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- Giffoni Valle Piana
- Pubblicato 2 anni fa
Terravecchia di Giffoni Valle Piana
Gli edifici storici di Giffoni Valle Piana, sopravvissuti al sisma del 1980, sono conservati per la maggior parte in buono stato e mostrano le caratteristiche e l’aspetto del tempo, anche con l’intervento di restauro durante gli anni.
Perfetto esempio della rivalutazione degli ambienti rurali, conservandone le caratteristiche originarie è il BORGO DI TERRAVECCHIA, stupendo complesso medievale che sorge alla sommità del castello omonimo.
Oggi il Borgo di Terravecchia è totalmente ristrutturato, immerso in un uliveto secolare e in una lussureggiante vegetazione mediterranea.
CENNI STORICI
Un lungo oblio oscurò Terravecchia dalla caduta dell’impero romano fino al IX secolo quando i longobardi si insediarono in questa regione e la collina iniziò a non essere solo un avamposto romano ma anche un piccolissimo insediamento. Con le invasioni saracene il villaggio crebbe, i Longobardi vi costruirono le prime case. Nell’alto medioevo i villaggi furono ridotti a feudi, cosicché vennero innalzati i primi castelli e ripristinate le vecchie fortezze romane a difesa dei luoghi circostanti. Nel 1240 l’imperatore Federico II ordinò la restaurazione di vari castelli includendo quello di Terravecchia, il villaggio ad esso sottostante incominciò ad avere la forma attuale crescendo da est con la chiesa di S. Egidio fino alla zona più nuova ad ovest con la Chiesa di San Leone.
Le case non erano signorili, con stemmi araldici, poderose scalinate, enormi portoni, ma semplici case contadine, fornite di servizi importanti quali forni, stalle, cisterne, cantine, camini, tutte cose semplici che rispecchiavano le esigenze di una economia fatta solo di agricoltura e piccolo allevamento. Nel XIII secolo il castello passò sotto il dominio dei nuovi signori: gli Angioini. Divenne poi nel XIV secolo un riferimento considerevole durante la congiura dei Baroni (1485). Nel 1489 il castello fu ristrutturato da Don Rodrigo D’Avalos che sposò Novella (Isabella) De Muro (giffonese) per abitarlo. Il declino del villaggio iniziò inesorabilmente verso la fine del 1600. L’economia di tutta la valle aveva raggiunto il suo massimo splendore con la lavorazione della lana, e il nuovo signore di Terravecchia, nel 1628, era Don Carlo Doria duca di Tursi, la sua famiglia ne mantenne il possesso fino al 1765. Dalla metà del 1700 fino alla metà del 1800 il castello venne lasciato in totale abbandono, la famiglia Dini acquistò il maniero e l’architetto Gennaro Dini lo ristrutturò in parte (solo l’ala sud) nel 1884. L’ultimo intervento di risanamento risale al 2010.
La Chiesa di San Egidio
La chiesa di S. Egidio a Terravecchia sorge sul lato Est dell’antico Borgo medioevale nelle immediate vicinanze del sentiero federiciano che, con gradini normali e più lunghi, a piano inclinato, porta dall’abitato ( borgo) al castello.
Inizialmente con un soffitto in legno e travi e finestre strette nella parte alta della navata sia sul lato monte che sul lato valle, oggi si presenta con la volta a botte in pietra e con sole due aperture sul lato valle: una e la riduzione dell’antica bifora sormontata da un arco in tufi gialli e grigi alternati e l’altra convenzionale a metà navata.
La parte più interessante dal punto di vista architettonico è la parte esterna dell’abside, con quattro archi in tufo che contornano la parte alta delle poco profonde nicchie e la cupoletta in battuto di calce.
Internamente nel catino dell’abside troviamo l’affresco bizantineggiante del Cristo Pantocrator nella mandorla di luce sorretta da due angeli databile alla fine del duecento. L’affresco è stato seriamente danneggiato in epoche successive dall’applicazione di alcuni rosoni di scarso valore artistico ma conserva quasi intatta l’imponenza data dal tema. Un affresco datato 1564 che era stato murato durante un periodo imprecisabile è venuto alla luce durante i lavori di restauro, raffigura S. Caterina e S. Lucia a destra e a sinistra del Crocefisso.
Gli edifici ristrutturati
Il lato est del paese, quello più abbandonato, nell’anno 2000 ha subito un enorme intervento di ristrutturazione. Sono stati otto gli edifici ripristinati ed utilizzati per soggiorno (70 posti letto) con i fondi della comunità economica europea.
Quello intitolato a Federico II è il più grande, occupa su 4 livelli quasi 1100 mq con una polifunzionalità che ne fanno sicuramente in tutta la valle uno delle più grandi strutture ricettive adibite a congressi, incontri, meeting, master universitari.
Il Trappito restaurato
Una così vasta coltivazione di ulivi non poteva non essere influente sull’economia, sui costumi e sulle usanze del Borgo, dove infatti esistevano tre trappiti di differenti epoche, sicuramente il più vecchio è quello che è stato perfettamente restaurato. Questo trappito risale al XVII secolo, era un unico ambiente dove avveniva l’intera lavorazione. Quello che salta agli occhi entrando è la vasca circolare per la molitura su cui è posizionata una grande ruota posta in verticale, realizzata in pietra di calcare. Grazie a un sistema di ingranaggi, veniva mossa con non molte difficoltà da un asino che, bendato, girava intorno alla vasca. La lavorazione delle olive durava da Novembre a Maggio, impiegando dai 5 ai 7 uomini che in questo periodo lavoravano dalla 3 di notte alle 8 di sera, ma oltre ad esser un luogo di intenso lavoro era anche luogo di aggregazione sociale.
ACCESSIBILITA’
Le strade di accesso sono carrabili e/o pedonali, con tragitti messi in sicurezza da segnaletica sia orizzontale che verticale, permettendo un’agevole passeggiata per le vie dei borghi rurali e le opere architettoniche del passato presenti sul territorio. I siti di interesse hanno disponibilità di parcheggio nelle immediate vicinanze. L’accesso all’interno dei costruiti storici è consentito, in alcuni casi, in occasione delle festività, iniziative o su richiesta, essendo per la maggior parte non adibiti a museo; tuttavia è possibile visitare gli edifici di pregio storico del paese, ammirandone i portoni, le scalinate, i balconi e i portali, passeggiando comodamente per le vie del borgo.