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Convento di San Francesco

Indirizzo
Via Papa Giovanni XXIII, 84056 Gioi SA
Descrizione
  • Dove Andare
  • Gioi
  • Pubblicato 2 anni fa

La fondazione del Convento di S. Francesco si deve al movimento dell’Osservanza francescana nato intorno al XV secolo all’interno dell’Ordine Francescano.       
Questo movimento fu caratterizzato maggiormente da fondazioni monastiche realizzate in luoghi difficilmente raggiungibili dai normali flussi economici dell’epoca e dunque da una rigorosità maggiore nell’osservare la regola di San Francesco.

Al 13 Giugno 1466 risale l’emanazione della bolla di fondazione del Convento da parte di Papa Paolo II e diretta al vescovo di Capaccio, che a sua volta concesse il beneplacito; il 13 Ottobre dello stesso anno fu piantata la croce che diede inizio ai lavori.             
Il Convento fu costruito in un punto di passaggio obbligato per l’accesso al borgo, nel luogo dove sorgeva una piccola chiesa dedicata a S. Giovanni Battista, che fu concessa ai frati francescani nel 1466 dal rettore pro tempore della chiesa; così la piccola chiesetta fu inglobata, come cappella intitolata a S. Maria del Soccorso, nella maestosa chiesa del convento, dove ancora si distingue, conservando un orientamento sud-nord.

La struttura fu edificata sfruttando al massimo il naturale dislivello creato dalla cinta muraria con il terrazzamento inferiore, che con molta probabilità venne ampliato proprio in questa occasione.
Il complesso si articola su tre livelli sovrapposti ed è frutto di più interventi susseguitisi tra il XV ed il XVIII secolo.
Al primo livello ritroviamo la chiesa, il chiostro, il refettorio, la cucina, la dispensa, le varie officine e il giardino; al secondo i dormitori con le varie cellette ed altri luoghi comuni come la biblioteca e la stanza della fraternità; il terzo livello è costituito da tre ambienti, comunicanti con il secondo piano tramite una scala interna, di cui non si conosce l’utilizzazione originaria. Iniziando la visita dall’ingresso nord, percorriamo una suggestiva scalinata in arenaria grigia che conduce all’interno del chiostro.

Il chiostro costituisce il fulcro della composizione spaziale dell’edificio. Si tratta del nucleo più antico del complesso. Struttura quadrata con quattro archi per lato poggianti su esili colonne, di forma molto diversa, liscia, scanalata, tortile, provenienti da un preesistente edificio di età paleocristiana, e ornate da basi e capitelli di gusto angioino.           
Le colonne poggiano su un basamento continuo che corre tutt’intorno al chiostro presentando un’unica apertura verso lo spazio aperto dove è collocato il pozzo databile al XVII secolo.              
Le volte del chiostro e l’androne coperto con volta a botte, conservano affreschi, raffiguranti storie della vita di San Francesco, databili al XVI secolo.              
Il ciclo di affreschi inizia dall’androne: su entrambe le pareti i riquadri raffigurano scene inframmezzate da lesene con decori e delimitate, nella parte superiore ed inferiore da fasce decorative. La fascia inferiore prosegue lungo tutto il chiostro e contiene per ogni scenda la descrizione della stessa in un cartiglio retto da due angeli. Entrati nel chiostro le scene sono raffigurate all’interno di 19 lunette. Queste sono delimitate, da una cornice con disegni geometrici che ricalca la forma ogivale della lunetta al cui vertice è raffigurato uno stemma, e dalla fascia inferiore, che prosegue dall’androne, alla quale, ai cartigli descrittivi delle scene retti da due angeli, viene aggiunta la raffigurazione di figure di santi in tondi.
Dal chiostro è visibile la torre campanaria priva di elementi decorativi e sobria nella struttura bassa e tozza su pianta rettangolare.     
Dallo stesso si accede al refettorio attraverso un portalino, realizzato nel XVII secolo, che nella stessa sobria ed elegante definizione degli elementi decorativi rievoca la semplicità di vita dei monaci dell’Osservanza.

Dal refettorio si accede alla vecchia cucina che conserva le tracce delle antiche cappe di tiraggio, e ad ambienti originariamente costituiti da un porticato sorretto da pilastri pseudo-ottagonali tipicamente angioini che costituiva l’aia coperta del monastero adibita ad usi agricoli. La sopraelevazione settecentesca rese necessario il rafforzamento della parte sottostante e dunque la tamponatura del precedente porticato. Nella parte alta si aprono le finestre delle celle dei frati.     
Tornando nel chiostro e dirigendoci verso l’ingresso della chiesa, attraversiamo quella che era l’entrata principale al convento, costituito da un grosso portale in pietra arenaria su cui è riportata la data del 1661. In origine direttamente aperto sull’esterno, il portale, con cornice squadrata è sormontato da un timpano spezzato dove trova posto un mascherone d’angelo ad ali ripiegate, sormontato dallo stemma dell’origine francescano: i due bracci incrociati nel segno della pace e della povertà.

Il protiro antistante la chiesa conserva consistenti tracce di affreschi risalenti al XVI secolo. La copertura è costituita da una volta a crociera composta da otto vele. Sulla parete di ingresso alla chiesa si leggono, a destra S. Paolo, al centro S. Antonio, a sinistra S. Pietro con devoto.
La parete laterale destra conserva una decorazione geometrica romboidale con al centro una figura seduta di difficile interpretazione; la stessa decorazione si riscontra sulla parete rivolta a sud con al centro la raffigurazione di S. Martino e il poverello. Sulle otto vele si conservano le seguenti figure: vela 1, Santa martire; vela 2 Santa Lucia; vela 3 San Raimondo; vela 4 Santa Margherita; vela 5 Santo Monaco; vela 6 Santo Vescovo; vela 7 Madonna annunciata; vela 8 Arcangelo Gabriele.             
Episodio di grande rilievo nel complesso monumentale del Convento di S. Francesco, la chiesa si presenta nella sua veste settecentesca; in principio essa fu realizzata secondo uno schema tipico dell’architettura angioina e, seguendo la più genuina tradizione francescana, rispecchia la consueta tipologia “gotico meridionale” della chiesa dell’Ordine mendicante: navata unica rettangolare coperta con capriate lignee a vista sulle quali poggiava una copertura in tegole a due falde. Al primitivo assetto appartengono le tracce della serie regolare di finestrelle, ad arco a tutto sesto, leggibili sulla facciata laterale, tompagnate dall’intervento settecentesco o ampliate da finestre tribolate più consone alla ristrutturazione in stile rococò di cui la chiesa fu oggetto.

Sul pavimento della chiesa si conservano due lastre lapidee sepolcrali risalenti al XVI secolo con stemmi araldici, due fosse comuni ed un riquadro in maioliche del XVII secolo.            
Il Convento di S. Francesco, durante il XIX secolo, seguì la sorte della maggior parte delle strutture conventuali del Regno delle Due Sicilie: nel 1811 fu confiscato dai Francesi; nel 1814 fu riaperto, ma nel 1866, dopo l’Unificazione, fu soppresso definitivamente. Soltanto la chiesa ha mantenuto la sua funzione originaria sino ad oggi; il Convento, al contrario, dopo la soppressione definitiva, è stato adibito alle funzioni più disparate da pretura con annesse le carceri, a sede municipale, a scuola; dal 1971 al 1998 la struttura è stata sede del Circolo Culturale L’Atomo.

All’interno del Convento di San Francesco ha sede il MIG (Museo Interattivo di Gioi) che offre ai visitatori l’opportunità, grazie a strumenti informatici interattivi, di conoscere Gioi, la sua storia, l’ambiente, un contesto paesaggistico e culturale tra i più significativi del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano. Attraverso la visualizzazione di panorami e ricostruzioni storico-archeologiche con l’ausilio di riproduzioni sonore, è possibile esplorare l’origine e l’evoluzione di Gioi in modalità “immersiva”, entrando virtualmente tra le mura e gli edifici del borgo fortificato o sorvolando il suo territorio, compiendo un viaggio a ritroso nel tempo. Il MIG è accessibile anche ai diversamente abili e, in particolare, ai non vedenti. Al Museo si accede dal chiostro del Convento di San Francesco, cui è dedicata una vivace ricostruzione virtuale che ne ripercorre le fasi costruttive e ne evidenzia i dettagli più significativi.

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